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8 per mille: la Corte dei Conti non ci sta e accusa lo Stato

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Meccanismo poco trasparente e discriminante e lo Stato è colpevole di non vigilare in modo corretto la giusta destinazione dei fondi. Va giù pesante la Corte dei Conti nei confronti dell’8 per mille. I giudici tributari non sono mai stati molto dolci sull’8 per mille arrivando anche a definirlo come una struttura “opaca, senza controlli, senza informazione per i cittadini, discriminante dal punto di vista della pluralità religiosa”“In un periodo di generalizzata riduzione delle spese sociali a causa della congiuntura economica, le contribuzioni a favore delle confessioni continuano a incrementarsi, senza che lo Stato abbia provveduto ad attivare le procedure di revisione di un sistema che diviene sempre più gravoso per l’erario”.

Con il comunicato stampa del 2 novembre dal titolo “Destinazione e gestione dell’8 per mille: le misure consequenziali finalizzate alla rimozione delle disfunzioni rilevate”, la bocciatura della Corte dei Conti per l’8 per mille, passato da 209 milioni di contributi nel 1990 a oltre 1,1 miliardi nel 2014, è totale. L’accusa è pesante anche nei confronti dello Stato italiano reo di avere uno scarso interesse verso uno strumento che se indirizzato verso le proprie casse potrebbe portare grossi benefici.
Sono infatti solo 170 i milioni destinati allo Stato nel 2014 e in questo modo, come scrive la Corte dei Conti, lo Stato da l’impressione che: “l’istituto sia finalizzato – più che a perseguire lo scopo dichiarato – a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni”. Dal 2016 però lo Stato si è impegnato a promuovere ai cittadini questa opportunità.

Di quei 1,1 miliardi, l’82,3% è finito nelle casse della Chiesa Cattolica e questo introito, come riportato nello studio effettuato da Francesco Margiotta Broglio, presidente della Commissione governativa incaricata di procedere alla revisione dell’importo deducibile ed alla valutazione del gettito della quota Irpef al fine di predisporre eventuali modifiche, ha: “contribuito ad un rafforzamento economico senza precedenti della Chiesa italiana”.

L’accusa maggiore mossa dai giudici tributari è quella della scarsa trasparenza, infatti fino a pochi mesi fa il Governo non pubblicava né le attribuzioni annuali alle singole confessioni, né la destinazione data ai contributi ricevuti dallo Stato stesso. Da aprile 2015, però, su insistenza della Corte dei Conti, sul sito del ministero è pubblicata almeno la ripartizione dei fondi. Resta però ancora aperto il nodo su come questi soldi sono alla fine utilizzati.

Per quanto riguarda i controlli la commissione ha dichiarato: “non esistono verifiche di natura amministrativa sull’utilizzo dei fondi erogati alle confessioni, nonostante i dubbi sollevati dalla Parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei su alcune poste e sulla ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi”, e questo segna una ulteriore pesante accusa mossa allo Stato. I bilanci da sottoporre a controlli dovrebbero passare dal ministero dell’Interno al Tesoro ma, come riportato dai giudici è emerso che “i dati, cosa sconosciuta a questa direzione, non sono mai arrivati agli uffici che dovevano trattare la materia”. Non tanto velata è la critica della commissione della Corte dei Conti che dichiara che l’assenza di controlli, ha portato ad alcune irregolarità nella destinazione dei fondi. Infatti una verifica su 4.968 schede ha evidenziato che nel 7,02% dei casi c’erano errori (beneficiari diversi da quelli indicati dal contribuente o indicazioni di beneficiari fatte per contribuenti che non avevano fatto una scelta). Casualmente, come fanno notare gli stessi giudici tributari l’84% degli errori sono poi andati nelle casse della Chiesa Cattolica.

Dallo studio emerge una forte critica allo Stato da parte della Corte dei Conti, secondo la quale l’8 per mille è istituito appositamente per favorire la Chiesa Cattolica sulle altre confessioni religiose ma soprattutto a discapito dello stesso Stato italiano. La battaglia continua, vedremo quali saranno le contromosse del Governo.

Ecco il link alla relazione
www.cortedeiconti.it