Home Economia Apple Music contro Spotify, Deezer e Google Play Music

Apple Music contro Spotify, Deezer e Google Play Music

243
0
SHARE

Si chiama “Apple Music” la nuova applicazione con cui il numero uno di Apple Tim Cook ha lanciato la sfida ai colossi dello streaming al Moscone Center in occasione del WWDC 2015, l’evento Apple dedicato agli sviluppatori.

Apple Music sarà disponibile per iPhone, iPad e iPod dal 30 giugno in 100 Paesi al costo di 9,99 dollari al mese, con i primi 3 mesi gratis e la possibilità di unire 6 account diversi al costo di 14,99 dollari (opzione famiglia). Milioni di tracce di iTunes saranno disponibili per l’ascolto online o per essere scaricate sui dispositivi per essere ascoltate offline, inoltre sarà possibile inoltre condividere playlist, video e album.

L’integrazione con l’assistente vocale Siri, mediante il quale si potranno cercare canzoni, artisti e playlist disponibili online, insieme alla possibilità dal prossimo autunno di scaricare Apple Music anche su dispositivi Android e su pc con sistema operativo Windows completerà la sfida commerciale del colosso di Cupertino  ai suoi competitors come Spotify, Deezer, Google Play Music e tanti altri prodotti simili. Ciò significa accedere ad una platea di 15 milioni di utenti paganti e 45 milioni di utenti disposti ad ascoltare musica in cambio di contenuti pubblicitari (questi sono i numeri raggiunti da Spotify in 7 anni). Una fetta di mercato a cui Apple accederebbe sfruttando la posizione dominante gia assunta da iTunes con i suoi 110 milioni di utenti che lo scorso anno hanno speso in media circa 30 dollari per l’acquisto di contenuti.

Dietro questa operazione si nasconde in realtà l’acquisizione da parte di Apple di Beats (valore 3 miliardi di dollari), azienda che offre, oltre alle famose cuffie, il servizio di musica in streaming con stazioni radio tematiche attive 24 ore su 24 e gestite da Dj professionisti, con cui sarà possibile mettersi in contatto con il servizio “Connect”. Nell’occasione l’azienda era rappresentata da uno dei suoi inventori Jimmy Iovine.

Vedi anche  Crowdfunding: con 3 euro si può salvare la Grecia

Sembrerebbe anche che Apple stia per rinegoziare la commissione del 30% denominata “Apple tax”  che fino ad ora le società di musica, video e informazione sono tenute a pagare per essere presenti nell’App Store. Insomma un nuovo modello economico dell’ App Store sarebbe per essere applicato a favore degli sviluppatori e del mercato destinato ad espandersi anche con applicazioni fruibili da utenti non Apple.