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Armi: un mercato da 1.800 miliardi di dollari

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La vendita di armi smuove un mercato che per il mondo vale 1.800 miliardi di dollari, e ben 54 per l’Italia. L’ultima grande crisi del settore risale al 2013, ma è avvenuta esclusivamente perché gli attentati, che sono triplicati in sei anni, avvenivano in paesi per i quali i prezzi occidentali sono troppo eccessivi.

Negli ultimi giorni, il settore della Difesa ha registrato un salto nelle quotazioni subito dopo gli attentati avvenuti a Parigi, un salto che, in Italia ha privilegiato il settore della vendita di armi, e che, ora, potrebbe anche aumentare se si pensa che oltre ai bombardamenti della Francia, gli Usa adesso hanno dato il via libera a una fornitura, dal valore di 1,29 miliardi di dollari, all’Arabia Saudita, a sua volta impegnata in una lotta contro lo Yemen, guerra in cui le fabbriche italiane di armi sono coinvolte in prima persona.

Il principale cliente dell’Italia è l’UAE, gli Emirati Arabi Uniti che, secondo una stima del SIPRI (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma), avrebbero sostenuto nel 2014 una spesa di circa 22,8 miliardi di dollari nel mercato delle armi. Ma sono gli USA ad essere i maggiori investitori nel settore. Infatti, secondo una classifica stilata dal SIPRI, relativa alla spesa militare sostenuta da ogni paese, gli Stati Uniti sono al primo posto con un budget per la spesa militare equivalente ad un terzo della spesa mondiale totale (34%). L’Italia, invece, è al dodicesimo.

Sempre gli Stati Uniti, detengono anche il “primato” di maggiori esportatori di armi, annoverando tra i principali clienti, gli Emirati Arabi Uniti, la Corea del Sud e l’Australia, mentre l’Italia è all’ottavo.

E’ palese che la guerra, porta soldi e fa muovere l’economia dei paesi più “ricchi”, anche più delle banche centrali perché in guerra servono armi, aerei, elicotteri e tutto questo dev’essere prodotto fisicamente da chi dispone di fabbriche e tecnologie, e non ci si limita a dover tagliare tassi o coniare nuova moneta, cosa che pur essendo facile non porta alcun beneficio all’economia.