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Banca Etruria: perché la Boschi non doveva dimettersi

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È opportuno premettere che si ha il dovere di stigmatizzare sempre ogni ingerenza della politica nella finanza. Queste condotte hanno spesso causato se non disastri almeno vistose inefficienze.
Tuttavia nel caso specifico della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio è da ritenersi impropria la richiesta di dimissioni indirizzata al Ministro Maria Elena Boschi. Vediamo il perché.

Innanzitutto le azioni della Banca in possesso della famiglia Boschi risultavano di importo esiguo, tanto da essere assolutamente insussistente la teoria che il Governo abbia potuto agire per tutelare gli interessi patrimoniali della stessa famiglia. Tali azioni, unitamente alle obbligazioni subordinate, sono state poi azzerate esattamente come quelle di CariFerrara, CariChieti e Banche Marche (gli interessi patrimoniali della famiglia Boschi sono quindi stati cancellati di fatto).

Ulteriore punto a sostegno della mozione di sfiducia consisteva nel fatto che il padre della Boschi, Pierluigi, era diventato vice presidente dopo la nomina della figlia, Maria Elena, a ministro della Repubblica. Pierluigi Boschi, però, era consigliere di amministrazione di Pop Etruria già dal 2011 e da vice presidente pare non avesse deleghe particolari, specie in materia di credito.
Maria Elena, poi, pare non essere mai intervenuta, direttamente o indirettamente, nella gestione della banca al fine di influenzare di management o, nell’ambito del Governo, per garantire alla banca aretina un trattamento di favore rispetto agli altri istituti “in risoluzione” (questo è stato valutato anche dall’anti-trust).

Il procedimento adottato per le 4 banche, forse evitabile o comunque migliorabile, è stato quello che era in larga parte ampiamente previsto in un contesto in cui erano oramai chiari due assiomi sul tema del salvataggio degli istituti di credito: 1) non possono essere utilizzati soldi pubblici; 2) non possono essere utilizzati soldi del fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) perché una azione del genere rientrerebbe nella fattispecie dell’aiuto di stato vietato dall’UE.

Ultimo aspetto meritevole di evidenziazione è che Pop. Etruria risulta essere un istituto privato e come tale è amministrato e controllato da organi aziendali emanazione della base sociale e quindi degli investitori. Benché l’esercizio dell’attività bancaria abbia una rilevanza pubblica (e per questo motivo è soggetto a particolari restrizioni di legge) non si capisce perché si debba dimettere dal Governo, per il mero rapporto parentale che intercorre fra i due soggetti, la figlia di un amministratore che ha fallito nell’attività di amministrazione e gestione di una società privata.

Il grande accusatore Di Battista del M5S, se si applicasse questo principio, dovrebbe allora essere accusato di essere fascista, essendo il padre un fervente nostalgico del ventennio, ma questo ragionamento ci sembra stupido al pari di quello che vedrebbe colpevole la Boschi per la cattiva gestione dell’istituto in cui il papà operava come amministratore e vice presidente.