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Blablacar: un passaggio in auto da 200 milioni di euro

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Si chiacchiera, ci si conosce, si viaggia, si dividono i costi. Il baratto su quattro ruote si chiama Blablacar. Un servizio, figlio della sharing economy e fratello di couchsurfing, coworking e possibilità creative di dividere costi, spazi, letti, case.

Siamo nella generazione dello scambio e anche i finanziatori devono averlo capito bene a giudicare dal lauto finanziamento che hanno stanziato per la colorata piattaforma di autostop on line Blablacar. Ben 200 milioni arrivati, come riporta il Sole 24 Ore, da finanziatori americani e svedesi come Insight Venture Partners e Lead Edge Capital con la partecipazione di Vostok New Ventures. Questo capitale a cui si aggiungono gli oltre 300 milioni ricevuti da altri investitori la classificano tra le aziende europee con il più alto volume di investimenti ricevuti.

In Italia Blablacar ha una sede “garage” a Milano e un country manager 32enne, Andrea Saviane che ha dichiarato, sempre al Sole 24 Ore, quale sarà lo scopo del finanziamento ricevuto: “Sostenere la rapidissima crescita del servizio nei mercati già consolidati e il suo decollo nei nuovi mercati”. Il quartier generale è Parigi. Nel mondo: 20 milioni di utenti iscritti nei 19 Paesi in cui esiste con 10 milioni di persone trasportate ogni trimestre.

L’identikit del blablacarrer italiano è: 31 enne uomo/donna che viaggia soprattutto sulle tratte: Milano/Venezia – Roma/Napoli – Milano/Bologna. È recente l’introduzione anche in Italia del pagamento on line con una commissione (in base alla tratta) a carico degli utenti. Lo stesso Saviane precisa però che questa introduzione non ha portato cali: “Anno su anno (2014 su 2013 ndr) abbiamo registrato in Italia un +300% come numero di utenti”.

Ma quali effetti potrà avere in Italia Blablacar? È lo stesso manager a rispondere dichiarando: “L’Italia è sicuramente un mercato importante. Anche perché da noi il costo del carburante è fra i più alti d’Europa, e poi c’è il costo delle autostrade. Per questo in Italia il viaggio condiviso funziona.”

A cura di:
Serena Fortunato
@SerenaFortunato