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Canone Rai: pesante bocciatura dal Consiglio di Stato

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Fonte: wikipedia.it

Il Canone Rai continua a far discutere e questa volta le critiche arrivano dal Consiglio di Stato. In un suo atto infatti, il Consiglio, lamenta che il decreto scritto dal Ministero dello Sviluppo Economico ha delle lacune come: il non offrire una definizione di apparecchio tv e il non precisare che il canone rai debba versarsi una volta sola anche in presenza di più televisioni in casa.

Il Consiglio di Stato per legge è tenuto a dare un parere su un atto prima che sia promulgato e la bocciatura arriva a pochissimi mesi dall’esordio del primo canone in bolletta, previsto a luglio (clicca qui per un nostro precedente articolo).

Sono quindi molti i punti in cui il Consiglio di Stato boccia il Canone Rai post riforma. Per l’organo dello Stato diventa quindi indispensabile chiarire che ogni famiglia debba versare l’imposta una sola volta e soltanto in caso di possesso di una televisione che riceva i programmi in modo diretto o attraverso il decoder. Il decreto deve inoltre chiarire che non si deve pagare niente quando si hanno uno “smartphone o un tablet” anche se gli stessi siano in grado di intercettare un segnale televisivo.

Un altro aspetto lamentato dal Consiglio di Stato è quello relativo alla privacy. Mancherebbe infatti, nel decreto, una disposizione regolamentare in questo ambito che assicuri il rispetto delle normativa sulla sicurezza vista l’elevata mole di dati che si scambieranno gli enti coinvolti (Anagrafe tributaria, Autorità per l’energia elettrica, Acquirente unico, Ministero dell’interno, Comuni e società private).

Un’altra carenza del Canone, sempre secondo il Consiglio di Stato, è quello relativo all’autocertificazione per attestare di non possedere un apparecchio televisivo. In presenza di tale adempimento, infatti, lo Stato avrebbe dovuto fornire una campagna d’informazione capillare.
Ultimo aspetto è di tipo normativo puntando l’indice sul fatto che il ministero dell’Economia non ha dato un formale via libera (attraverso il meccanismo del “concerto”) al decreto scritto dal ministero dello Sviluppo Economico. Il ministero dell’Economia si è limitato ad una presa d’atto dell’esistenza di questo atto. In assenza del “concerto”, però, si rischia di inficiare la “correttezza formale” dell’iter amministrativo.

La riforma del Canone Rai, che già aveva lasciato non poche perplessità, viene adesso ufficialmente e pesantemente bocciata anche dal Consiglio di Stato la cui funzione, ricordiamo, è consultiva fornendo pareri circa la regolarità e la legittimità, il merito e la convenienza degli atti amministrativi dei singoli ministeri, del Governo come organo collegiale o delle Regioni.

Il governo non ha atteso a rispondere al Consiglio con le parole di Antonello Giacomelli, sottosegretario alle Comunicazioni, come riportato sul sito dell’agenzia Ansa: “Quella del Consiglio di Stato non è affatto una bocciatura ma un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti peraltro assolutamente nella prassi dei pareri del Consiglio stesso“, continua dicendo: “È un po’ singolare trasformare nella comunicazione i pareri e i contribuiti consultivi che servono esattamente a migliorare il testo e che sono accolti da noi con spirito costruttivo in una inesistente bocciatura“.