Home News Cina: apertura alle importazioni di moda e beni di lusso

Cina: apertura alle importazioni di moda e beni di lusso

210
0
SHARE

Finalmente una boccata d’ossigeno per il Made in Italy: la Cina dal primo giugno applicherà dei dazi in entrata sulle importazioni di prodotti di abbigliamento, calzature, cosmetici e altri prodotti di lusso e di largo consumo, notevolmente inferiori rispetto al passato. Il viceministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, afferma con soddisfazione “Gli abbattimenti tariffari sono sostanziali. Le prospettive per il nostro export sono ottime“.

Questa politica infatti, aiuterà in maniera notevole le esportazioni delle imprese italiane verso l’enorme bacino orientale che è rappresentato dalla Cina, paese in cui finalmente anche la classe media ha iniziato ad affacciarsi sul mercato. La strategia cinese serve a far fronte alla forte differenza fra i prezzi dei prodotti nelle capitali dello shopping e quelli del mercato locale molto più elevati a causa della rivalutazione dello yuan.

La nuova regolamentazione adottata dalla Cina, decisa dalla Commissione per le tariffe doganali, diminuisce i dazi all’import su vari tipi di calzature dal 22-24% al 12%, su diverse tipologie di abbigliamento, come cappotti, giacche a vento, giubbotti, maglioni, giacche, tailleur e completi, dal 14-23% al 7-10%, nonché su prodotti cosmetici come creme solari e abbronzanti dal 5% al 2%. Calenda ha inoltre assicurato che il Made in Italy sarà promosso e incentivato dal governo con il nuovo Piano Straordinario 2015.

La notizia è certamente buona per le società italiane del lusso esposte sul mercato in Cina, tra tutti Ferragamo, Tod’s e Moncler. Secondo la società di consulenza Bain, i consumatori cinesi hanno speso 61 miliardi di dollari in beni di lusso nel 2014, dei quali il 70% in mercati esteri e solo il 30% in casa.

Vedi anche  Cina: ma cosa sta accadendo veramente?

Di contro però si potrebbe avere l’effetto contrario per i viaggiatori che dalla Cina si trovano a dover fare acquisti in Europa. Infatti un divario di prezzo più basso tra la Cina e l’Europa potrebbe ridurre l’interesse per l’acquisto di prodotti da parte dei turisti cinesi in Europa. Uno studio condotto da Mediobanca afferma che: “Sulla base delle nostre stime, le vendite generate dai turisti cinesi in Europa sono pari a 500 milioni di euro o il 6% del fatturato del settore; quindi le opportunità in Cina da parte dei consumatori locali potrebbero essere compensate dal rischio in Europa di un calo della domanda turistica. Tuttavia l’effetto combinato di questi possibili cambiamenti è molto difficile da quantificare“.