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Cooperative da incubo, una su due è irregolare

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Prosegue senza sosta l’attività del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per contrastare in maniera efficace le false cooperative, cioè quelle realtà pseudo-imprenditoriali che, invece di perseguire scopi mutualistici, agiscono in spregio dei diritti dei lavoratori e delle regole della sana concorrenza al solo fine di massimizzare il profitto. I dati pubblicati sull’attività di vigilanza sul settore cooperativistico, purtroppo, sono molto negativi e non lasciano spazio a dubbi e interpretazioni.

Rispetto al 2015, nel primo trimestre del 2016 si registra un preoccupante incremento. Nello specifico, su 905 cooperative sottoposte ad ispezione, 470 sono risultate irregolari (oltre il 50%), facendo emergere 3.768 lavoratori irregolari (nel 2015 sono stati 3.580), di cui 399 “in nero” (294 nel 2015). Aumentano anche le diffide accertative (1.160), cioè i provvedimenti finalizzati al recupero immediato della retribuzione di lavoratori sottopagati.
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Ai risultati – secondo quanto pubblicato dal Ministero del Lavoro – ha contribuito il lavoro svolto, sia al livello centrale che territoriale, dai cosiddetti Osservatori sulla cooperazione. Gli Osservatori, nati da un protocollo del 2007 ma fortemente valorizzati nell’ultimo anno dalla Direzione generale per l’Attività Ispettiva, prevedono la partecipazione, oltre che del Ministero del Lavoro e del Ministero dello Sviluppo Economico, anche di rappresentanti di AGCI, Confcooperative, Legacoop, CGIL, CISL e UIL e costituiscono un importante strumento per orientare l’attività di vigilanza nel settore cooperativo, settore peraltro già al centro dell’attenzione nel Documento di programmazione ispettiva del 2016.
Nelle più recenti istruzioni fornite dal Ministero (da ultimo la circolare del 17 marzo 2016) vi è un forte impulso all’attività di intelligence, sia attraverso il coinvolgimento degli Osservatori, sia attraverso una vigilanza che tenga conto del contratto collettivo applicato, senza dimenticare la necessità di realizzare e diffondere best-practices registrate in alcune realtà provinciali, quali ad esempio la firma di specifici protocolli e/o linee guida per la stipulazione di contratti di appalto che siano rispettosi delle norme sul lavoro
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