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Deutsche Bank: il gigante che fa paura

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I risultati dell’AQR (asset quality review), a dispetto delle prime apparenze, non erano stati proprio incoraggianti. Lo scandalo Libor ne aveva già offuscato il glorioso nome, storico campione della finanza tedesca ed europea. I risultati di bilancio, soprattutto a causa della componente “costi”, hanno poi ulteriormente corroborato le tesi di chi vede lo spettro di una nuova crisi. L’affermazione che l’Europa stia preparando la sua Lehman Brothers è forse eccessiva ma, nella sostanza, dei problemi attanagliano sicuramente il management di Deutsche Bank, a cominciare dalle performance di borsa che hanno registrato risultati peggiori rispetto a quelli dell’indice di Francoforte.

Per dare una dimensione della problematica bisogna fornire qualche numero. La banca tedesca ha un attivo patrimoniale di circa 1.700 miliardi di Euro, più o meno equivalente al PIL italiano. Il nostro corrispondente campione nazionale, Unicredit, si ferma a circa 850 miliardi. Tuttavia il leverage ratio (indicatore che misura il livello di indebitamento di un’Azienda di credito) a fine AQR è risultato inferiore al 3%, livello molto basso (per Unicredit è stato rilevato il 4,7%). Stessa storia per il credito: il coverage ratio for non-performing exposure (indicatore che misura il livello di copertura dei crediti deteriorati fra cui, principalmente, le sofferenze) risultava pari al 41% (Unicredit è, unica Banca in Italia, oltre il 50% nel 2014).

Va anche detto che, per le regole attuali, l’attivo a rischio credito per Deutsche Bank è pari a circa 350 miliardi (Unicredit è a 400 miliardi), questo perché la voce “altri attivi” pesa per quasi il 50% nel totale degli asset della banca tedesca. Il problema potenziale è che nella voce “altri attivi” ci sono principalmente derivati il cui rischio potrebbe essere di non immediata percezione.
Quando si mettono nella stessa frase le parole banca e derivati solitamente si evoca nei più l’immagine del diavolo con il forcone.

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Questo potrebbe essere un rischio anche per Deutsche Bank, benché appare opportuno ricordare che la procedura fallimentare di Lehman Brothers ha portato i creditori ad essere rimborsati ben oltre le aspettative (gli attivi della banca americana, in pratica, probabilmente valevano di più di quanto erano stati “sotto-stimati”, ma tanto non è bastato ad evitare la fine da vittima sacrificale marchiata a fuoco dal peccato del “moral hazard”).

Il reale auspicio è che il management della Deutsche Bank riesca ad operare quel dimagrimento di bilancio che appare comunque necessario per garantire la stabilità della principale banca teutonica.