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Equity crowdfunding: la situazione in Italia

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Nell’era di internet e della comunicazione globale ormai tutti conoscono il termine crowdfunding e delle potenzialità che tale strumento può esprimere nel rendere realtà le idee più disparate, meno persone sembrano invece aver compreso cos’è l’equity crowdfunding e le potenzialità che questo innovativo strumento può offrire in un panorama aziendale come quello italiano.

Si parla di “equity-based crowdfunding” quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa, semplificando si può dire che si diventa soci a tutti gli effetti.

È possibile distinguere altri modelli di crowdfunding secondo il tipo di rapporto che s’instaura tra il soggetto che finanzia e quello che ha richiesto il finanziamento, ma affronteremo questo distinguo in altre occasioni.

Nella maggior parte dei Paesi in cui operano portali di crowdfunding, il fenomeno non è soggetto a regolamentazione ed è fatto pertanto rientrare nell’ambito di applicazione di discipline già esistenti e talvolta abbasyanza complesse.
L’Italia è invece il primo Paese in Europa ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa al solo equity crowdfunding.
Qui, infatti, l’equity crowdfunding è consentito alle imprese start-up innovative secondo i dettami del D.L. 179/2012 e alle PMI innovative (D.L. 3/2015). In particolare, l’offerta deve essere presentata attraverso portali autorizzati dall’organo di vigilanza CONSOB.

È noto come il tessuto produttivo italiano sia fondato sulle piccole imprese. Sono anche note le difficoltà che incontrano queste imprese, soprattutto a partire dalla crisi del 2008, a ottenere finanziamenti dalle banche. Difficoltà ancora maggiori riscontrano le imprese neo costituite, meglio conosciute come start-up, ed è proprio per sopperire a queste difficoltà che il legislatore italiano di quegli anni ha dato il via a questo innovativo strumento finanziario.

Sono ormai trascorsi quattro anni dall’avvio di questo strumento, a fare il punto della situazione ci ha pensato il Politecnico di Milano.

Secondo gli ultimi dati dell’osservatorio crowdinvesting del politecnico di Milano l’equity crowdfunding non sembra ancora essere decollato, infatti, su venti portali per la raccolta attualmente autorizzati abbiamo avuto quarantadue offerte pubblicate di cui solo quindici andate a buon fine per un capitale di rischio totale raccolto pari a 3.726.065 euro.

Intanto la CONSOB ha presentato un nuovo testo normativo sull’argomento che entrerà in vigore in questi giorni dove è prevista la semplificazione della procedura di esecuzione dell’ordine, allo scopo di rendere più agevole la transazione in termini di tempo e oneri finanziari, a prescindere dall’esistenza di alcuna soglia rilevante. Inoltre per rendere possibile lo svolgimento dell’intera procedura per via telematica, i gestori delle piattaforme potranno scegliere tra il modello di opt-in, dunque effettuando in proprio la verifica di appropriatezza dell’investitore, ovvero quello default, continuando con il controllo del possesso dei requisiti imposti dalla MiFID da parte delle banche e delle imprese di investimento.

Al momento non ci resta che sperare che con il passare del tempo questo strumento riesca a fare breccia nei cuori e nella cultura imprenditoriale del nostro paese.