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Favorire il processo di checkout: 3 best practice

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Rendere semplice il pagamento, favorire il processo di checkout del carrello e ridurre il tasso di abbandono sono tre aspetti molto importanti da considerare nella creazione o nell’ottimizzazione di un ecommerce.
Ottimizzare un ecommerce su questi tre fronti significa eliminare innanzitutto tutti quegli elementi di disturbo eventualmente esistenti nelle altre pagine (ad esempio i prodotti correlati, le caselle di ricerca, o banner) per lasciare solamente l’essenziale utile a favorire l’acquisto (ad esempio il link alle informazioni sulle spedizioni o il numero di assistenza clienti).
Vediamo nello specifico alcune pagine di carrello presenti su alcuni degli ecommerce più popolari in Italia.

Hide and seek: il processo di acquisto su Zalando

Zalando, l’ecommerce di abbigliamento e calzature più famoso in Italia, prevede una pagina di carrello con i link di navigazione ancora presenti.
carrello-zalando
Quando l’utente si dirige nel processo di checkout, questi elementi vengono rimossi e la pagina viene spogliata dando visibilità solo agli elementi essenziali: il modulo di login o di registrazione, e un indicatore di avanzamento per mostrargli in quale punto del checkout si trova.
checkout-zalando


Che cosa ha bisogno di vedere il cliente durante il checkout?

L’utente ha ancora bisogno di informazioni, in modo che il processo di acquisto sia facilitato al massimo. Prendiamo ad esempio il processo di acquisto su Farmateca: anche l’italianissimo ecommerce, a metà tra una farmacia online e uno shop specializzato nella vendita di cosmetici e prodotti di bellezza, prevede una pagina di carrello essenziale con la barra del menu ancora presente.
carrello-farmateca
La pagina di checkout prevede in questo caso il metodo di “acquisto veloce”, ossia la possibilità di acquistare senza doversi loggare o registrare al sito. L’acquisto veloce riduce notevolmente il tempo che intercorre tra l’inserimento del prodotto nel carrello e l’effettivo acquisto.
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L’essenziale è visibile agli occhi

Una terza best practice può essere considerata quella dello shop online di Zara, colosso del fast fashion presente ormai in tutti i centri commerciali e le città italiane. In questo caso il “minimal” vince sin dalla prima pagina, con un’ampia visibilità ai prodotti e pochi fronzoli. Non poteva essere diversamente nella pagina di checkout, ridotta all’osso e con la possibilità di ritirare in uno dei tanti negozi presenti sul territorio nazionale (privilegio ovviamente riservato agli ecommerce legati alla vendita in franchising come il colosso della Inditex).
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La rimozione di link e altre funzionalità permette al cliente di concentrarsi sull’inserimento dei dettagli necessari per completare l’acquisto; le informazioni di cui l’utente ha bisogno sono più facilmente visibili e, senza quegli elementi di navigazione futili, il flusso del checkout diventa molto più chiaro e veloce.
In questo modo si elimina il rischio che gli utenti clicchino sui link e involontariamente lascino la cassa, evitando quindi anche il fastidio associato al dover ritrovare la pagina lasciata.
Attenzione ai link verso le politiche sulla privacy o verso termini e condizioni: se un utente clicca su uno di questi link, viene portato via dalla cassa; è consigliabile fornire tali informazioni tramite una finestra pop-up che può essere facilmente chiusa, così che il cliente non abbia alcuna difficoltà a tornare alla cassa.

Ricapitolando, ecco l’essenziale da mostrare all’utente al momento del checkout:

  1. un promemoria del contenuto dell’ordine e il totale dei costi (spese di spedizione incluse);
  2. un indicatore di avanzamento per mostrargli quale punto di cassa ha raggiunto e quanti passi gli rimangono;
  3. la possibilità di acquistare senza dover necessariamente registrarsi
  4. recapiti del servizio clienti;
  5. informazioni sulla privacy

Ovviamente sono molti i clienti che arrivano al checkout semplicemente per verificare il costo finale, o che utilizzano il carrello come se fosse una classica lista dei desideri. In questi casi, il rivenditore può fare poco, se non affidarsi a specifiche strategie di remarketing o di email-marketing.