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Il Milan va in Cina. Il gigante asiatico importa dall’Europa il proprio sport di massa

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Business, prestigio, diversivo sociale, quale che sia la ragione la Cina sente il bisogno di comprare e importare il gioco del Calcio dall’Europa elevandolo a sport nazionale.

“Panem et circenses” predicavano gli imperatori romani per tenere sopito il popolo capitolino due millenni fa. Le moderne potenze politiche conoscono bene quest’adagio e ne hanno fatto tesoro. Il Football, il Baseball, il Basket negli Stati Uniti, il Calcio in Europa e nel Sud America rimangono formidabili armi di distrazione di massa in mano al potere politico. Lo sport non è solo questo ovviamente. Al netto (per chi lo pratica) dei suoi indiscussi aspetti positivi è anche business e manifestazione di potenza nazionale.

E’ quindi naturale che una grande potenza come la Cina, con enormi, latenti problemi sociali, si metta alla spasmodica ricerca di uno sport di massa soprattutto se ne è tradizionalmente priva. Vuoi per ragioni di gusto vuoi per ragioni antropometriche il governo di Pechino si è orientato decisamente verso il calcio, più adatto, rispetto al Basket o al Football americano, alla rapida fisicità degli asiatici. Da quando è stato eletto presidente Xi Jinping ha fatto sue le proposte in materia di Calcio del ministro dello sport Liu Peng. Nel 2014 è stato varato un ampio programma di incentivazione con l’apertura di scuole calcio giovanili e l’avvio di corsi di formazione per circa 6000 allenatori. Il gioco del pallone è persino entrato nei curricula scolastici dei giovani mandarini costituendone materia di profitto al pari di matematica e letteratura. In ultimo, ma non certo per importanza, la pressione fiscale sulle società sportive è stata quasi azzerata per favorire l’ingaggio di grandi campioni dall’estero.

E siccome “quando il partito indica il cielo solo l’imbecille guarda il dito” (Mao Tse-tung) tutti i più grandi gruppi finanziari cinesi, tutti legati a doppio filo con il governo, si sono lanciati in un poco tattico “tutti dietro la palla”. E’ di questi giorni la notizia della trattativa di una cordata di gruppi finanziari cinesi capeggiati dalla Evergrande e dalla Alibaba per l’acquisto di una delle società calcistiche più titolate d’Europa: Il Milan. Da trent’anni alla guida dei rossoneri, Silvio Berlusconi, l’uomo che vedeva comunisti dappertutto, auto avvera il suo “incubo” invitandoseli a casa direttamente dalla Cina. Sul piatto ci sono 600 milioni per il 70% delle quote azionarie, cifra che comprende il premio di maggioranza. Berlusconi avrebbe preferito una soluzione che gli consentisse di conservare la quota maggioritaria ma non è stato così e adesso dovrà decidere. Comunque “mal comune mezzo gaudio”, soprattutto se in famiglia. Anche sull’altra sponda di Milano da qualche settimana si parla mandarino. La Suning Commerce Group, colosso dell’elettronica cinese, è in trattativa ormai dichiarata per acquisire una quota significativa dei cugini dell’Inter.

Tuttavia, come ci racconta Enrico Verga su Econopoly, rubrica del Sole 24ore, l’interesse della Cina per il gioco del pallone non si limita a Milano: “Il Wanda Group di Wang Jianling si è preso poco più di un anno fa il 20% dell’Atletico Madrid sborsando 52 milioni di dollari. Nel 2015 ha anche acquistato per 1,05 miliardi di euro la Infront Sports & Media, società leader nel marketing sportivo, con sede a Zug (paradiso fiscale meglio di Panama), in Svizzera, il cui presidente è Philippe Blatter, nipote dell’ex numero uno della Fifa (i casi della vita, si potrebbe dire). La società possiede i diritti internazionali di 25 discipline sportive ed è partner della Fifa, dei campionati tedesco e italiano e di squadre come Inter, Milan e Werder Brema. Nel 2015 la United Vansen International Sport, base a Pechino, si compra il club olandese Ado Den Haag. Rastar Group, invece, ha il 58% dell’Espanyol, seconda squadra di Barcellona, e nel suo piccolo perfino il Pavia, club di Lega Pro (la ex serie C), è dell’imprenditore Xiadong Zhu”.

“Il calcio è qualcosa di imprescindibile per fare della Cina una nazione di vertice nel panorama sportivo internazionale” proclama il presidente cinese Xi Jinping. Non ci resta che il dovere morale di mettere in guardia gli amici cinesi, considerato lo stato in cui versa il nostro calcio potrebbero ritrovarsi tra le mani (o meglio tra i piedi) un bel carico di merce contraffatta.