Home Imprese L’anti drone da 3 milioni di dollari

L’anti drone da 3 milioni di dollari

171
0
SHARE

Come il virus e l’antivirus insieme al drone approda l’antidrone: l’obiettivo che si è posta SkySafe con la sua startup è stato infatti quello di creare una tecnologia in grado di disabilitare i droni in volo in aree non autorizzate.

Come sempre più spesso accade, l’idea di un business nasce dall’esigenza di risolvere un problema o soddisfare/creare un bisogno e il fondatore di SkySafe – Grant Jordan – in questo ci ha visto lungo.
La mission aziendale è infatti quella di rendere sicuri spazi aerei critici, fino a coprire praticamente l’intero spazio di sicurezza pubblica. Aeroporti, prigioni, stadi, altre sedi per eventi, protezione delle frontiere, ecc. Soprattutto a seguito di quanto accaduto al volo della British Airways, colpito da un drone commerciale mentre si avvicinava all’aeroporto di Heathrow o allo sciatore di Coppa del Mondo che stava quasi per esser fatto fuori da un drone lo scordo dicembre. Nell’industria dell’aviazione, negli aeroporti, quelli sembrano incidenti. Ma nelle carceri, non ci sono incidenti. Quelli sono droni che stanno cercando di contrabbandare armi, droga e altre merci di contrabbando.

Incidenti destinati ad aumentare considerando che, secondo le stime della Federal Aviation Administration (FAA), solo negli stati Unisti nel 2016 saranno venduti circa 2.5 milioni di droni.

La tecnologia impiegata è quella delle onde radio, per individuare droni in zone non autorizzate, costruendo un perimetro e monitorando le attività, identificando i droni senza firma per individuare quali sono nella lista autorizzata e quali no, in modo da allertare [il cliente] quando vengono rilevati droni non autorizzati e far sì che l’operatore possa poi intervenire per prendere il controllo del drone in modo da farlo atterrare in sicurezza.

Al momento questa è la tecnologia meno “invasiva” per mettere ko i droni indesiderati, in quanto al contrario di altre (laser, fucili o cannoni che lanciano reti), consente di non distruggere fisicamente in droni e di non destare preoccupazioni o criticità nell’installazione.
La startup ha destato talmente tanto interesse da raccogliere un round da tre milioni di dollari di finanziamento guidato da Andreessen Horowitz e con la partecipazione di Founder Collective, SV Angel, e BoxGroup.
Non c’è dubbio che l’azienda sta scontando una necessità in rapida crescita, soprattutto dato il numero di droni pronti a devastare gli spazi pubblici di arene sportive ed aeroporti.