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Lavoro minorile, in Italia è allarme

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Numeri a dir poco allarmanti, che dovrebbero spingere tutti a fare una seria riflessione sul delicato tema del lavoro minorile. Secondo lo studio condotto da Paidòss (Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza) e pubblicato dall’Inail, in Italia ci sono 260mila lavoratori under 16 che, invece di andare a scuola, ogni giorno si guadagnano da vivere lavorando complessivamente oltre un milione di ore. Come se non bastasse, nella metà dei casi questi ragazzi non vengono neppure pagati, visto che in maggioranza aiutano in casa (33%) o nell’attività di famiglia (40%).

Secondo Giuseppe Mele, presidente di Paidòss, “lavorare prima dei 16 anni mette a rischio la salute e il benessere psicofisico e non aiuta a trovare meglio lavoro. Le stime indicano addirittura che un bambino costretto a lavorare prima del tempo da adulto avrà il doppio delle difficoltà per trovare un impiego dignitoso“. Molto spesso, purtroppo, manca la comprensione e la consapevolezza del problema proprio da parte dei genitori che, pur di far fronte a difficoltà di tipo economico, giustificano con intollerabile indulgenza il lavoro minorile. A discapito, però, dell’incolumità dei figli che, in alcuni casi, possono subire conseguenze che compromettono il resto della vita. Basti pensare ai tanti infortuni sul lavoro che, incredibilmente, vengono raccontati come incidenti accaduti durante il gioco.

Occorre intervenire al più presto per arginare la piaga del lavoro minorile. Uno degli ostacoli principali da superare è la mancanza di percezione del fenomeno: secondo un campione di persone intervistate da Datanalysis, nella maggior parte dei casi si tratta di qualcosa che riguarda solo l’Italia meridionale o i minori di altre nazionalità. La realtà, purtroppo, è molto diversa.