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Meno Twitter più Iphone

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I malati di i-phone aumentano ma non scaricano più l’app di Twitter

Vendite record per Apple che ha annunciato di aver venduto 48 milioni di iPhone, con un incremento del 36%, grazie al lancio dei nuovi iPhone 6S e 6S Plus. Un dato poco al di sotto delle stime degli analisti che, secondo Fortune magazine, si attendevano 48,7 milioni di iPhone venduti. «L’anno fiscale 2015 è stato uno dei più incredibili di sempre, con una crescita complessiva del fatturato del 28%, vicino ai 234 miliardi. Questo successo continuo è il risultato dell’impegno a fare sempre meglio, a realizzare i migliori prodotti sulla Terra, e all’impegno dei nostri team» fa sapere Tim Cook, amministratore delegato di Apple. «Ci stiamo avvicinando alle vacanze di Natale con la nostra migliore linea di prodotti in assoluto, come l’iPhone 6s e l’Phone 6s Plus, l’Apple watch, il nuovo iPad Pro e tutte le nuove Apple tv». Come prevedibile, Apple sale in Borsa nelle contrattazioni afterhour dopo i risultati trimestrali oltre le attese, grazie al buon andamento delle vendite in Cina. I titoli Apple salgono dell’1,60%.

E Twitter? Il social sintetico più veloce e immediato al mondo, con un fatturato che si attesta alla fine del terzo trimestre sui 569 milioni di dollari non risponde alle aspettative. Solo 320 milioni di utenti attivi al mese, appena poco più rispetto ai 284 dello scorso anno e ai 316 dello scorso trimestre. I ricavi sono cresciuti del 58% ma il modesto incremento di iscritti influisce e condiziona gli incassi futuri. E gli investitori si lasciano condizionare da quelli. Twitter ha chiuso il terzo trimestre in rosso per 131,7 milioni di dollari, in calo rispetto ai 175,5 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso. Per il quarto trimestre l’azienda prevede ricavi per 695-700 milioni, sotto le attese degli analisti. L’86% delle entrate deriva da pubblicità su dispositivi mobili ma i timori restano, e lo dimostra il calo sul mercato afterhour dopo i dati della trimestrale, in cui è arrivata a perdere oltre il 10% per poi recuperare qualche punto.

La grande rivoluzione social-smart, quella dello stress da connessione ha tratto il dado? È possibile, se pensiamo che la crescita di consumatori iperconnessi non è direttamente proporzionale a quella di iscritti social. Almeno non di Twitter. È anche possibile che cominci a intervenire un rigetto da social sul quale le aziende che hanno modificato il modo di fruire le informazioni dovranno riflettere nei prossimi anni. Soprattutto quando i giovanissimi abbandonano Facebook e Twitter a favore di Instagram e You Tube. In un mercato in cui piattaforme social e dispositivi viaggiano su binari diversi e forse neanche paralleli.