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Nella Legge di Stabilità 2016 Renzi taglia Tasi, Ires e Canone Rai

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Come ormai consuetudine, anche in questo periodo dell’anno, non potevano mancare le parole del premier in relazione alla riduzione del carico fiscale.

Durante il question time alla Camera il premier Matteo Renzi ha posto l’obiettivo di ritoccare la tassa sulla prima casa – cavallo di battaglia ormai per qualsiasi legislatura – e l’Ires sulle imprese.

Insomma, neanche ad un anno dalla sua introduzione, secondo Renzi si potrà definitivamente dire addio alla Tasi sulla prima casa senza peraltro apportare tagli ai Comuni.

Nonostante le incertezze sollevate dalla Commissione Ue sul tema del taglio dell’Imu e Tasi sulla prima casa – che ritiene invece primario l’obiettivo di alleggerire gli oneri fiscali che gravano sul lavoro e spostare il carico su consumi, immobili e donazioni – non si è fatta attendere la risposta dell’inquilino di Palazzo Chigi, il quale ha affermato che “Non rilevano le letterine europee; loro facciano quello che devono fare e noi facciamo quello che dobbiamo fare”.

Renzi ha tuttavia assicurato che i parametri dettati da Bruxelles verranno comunque rispettati “ma rispettando Bruxelles rispetteremo questa Camera e l’Aula del Senato che sono le sole a poter legiferare in materia fiscale”.

Di certo vi sono i dati Eurostat, dove l’aliquota implicita di tassazione in Italia è del 42,8% sul lavoro (contro il 36,2% della media Ue), del 26,5% sull’impresa (contro il 16,2% della media Ue), del 17,7% sui consumi (contro il 19,8% della media Ue) e dell’1,6% sugli immobili (l’1,5% a livello europeo).

Se questi sono i dati, evidentemente si tratta di operare delle scelte, che rientrano nel dominio dei governi alla luce della situazione congiunturale dei singoli paesi.

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Così il premier sposta il pendolo delle priorità sul taglio del prelievo sugli immobili.

La Tassa sui servizi indivisibili dei Comuni porta nelle casse dello Stato 3,5 miliardi di euro, lo 0,21% del Pil, ma di fatto per le fasce più deboli della popolazione, pari al 31% dei contribuenti, era già stata cancellata. I numeri dell’Agenzia dell’Entrate lasciano poco spazio all’immaginazione: al netto degli esentati, il 30% più “povero” paga il 10,9% della Tasi (381 milioni di euro); il 30% più ricco versa il 54,9% (1,92 miliardi).

Insomma, se il bonus di 80 euro è stato senza dubbio di sostegno alle fasce più deboli, il taglio delle imposte sulla prima casa assomiglia piuttosto a un favore nei confronti dei contribuenti più facoltosi.
Soprattutto dopo il naufragio della riforma del Catasto che – con la rimodulazione della rendite – avrebbe dovuto garantire un Fisco più equo.

Nel frattempo si rimandano ancora di un anno gli interventi significativi sul lavoro e sulle imprese, puntando ad un taglio dell’Ires dal 2017 che sia inferiore sia alla Germania, che alla Francia e alla Spagna, cercando di portarlo sotto il 25% .

Certo non sarà forse sufficiente a risollevare le sorti del tessuto imprenditoriale che, nei sei anni che vanno da 2009 e il 2014, ha visto fallire ben 75.175 aziende in Italia, per quello che è uno dei valori più alti tra i 34 Paesi dell’area Ocse (rapporto del Centro studi ImpresaLavoro che ha rielaborato i numeri forniti dall’Ocse). Rispetto al 2009, ifallimenti di imprese in Italia sono cresciuti del 66,3%, dai 9.383 di quell’anno ai 15.605 del 2014.

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Sulla sanità non si prospettano tagli, ha affermato il Presidente del Consiglio, ricordando inoltre che gli stanziamenti per la sanità negli ultimi anni sono cresciuti: 106 miliardi nel 2013, 109 nel 2014, 110 quest’anno e 111 nel 2016. La legge di Stabilità 2016 includerà anche misure di contrasto alla povertà, “in particolare contro la povertà infantile”.

Il Governo è poi nuovamente allo studio del bonus di 80 euro, per perfezionare un meccanismo che possa far figurare gli 80 euro “non più come un sussidio, un contributo, ma come una riduzione fiscale”, sono state le parole di Renzi che ha aggiunto: “Può darsi che questo provochi dei leggeri cambiamenti, può darsi che qualcuno ne prenda 81 di euro mentre qualcuno 79”.

Il premier, durante l’intervista a «In 1/2 ora» da Lucia Annunziata su Rai 3, ha inoltre affermato che l’anno prossimo scenderà anche il canone Rai, che “passerà da 113 euro a 100 euro”.
Per Renzi “lo devono pagare tutti: credo che lo strumento che verrà scelto sarà la bolletta. Chi è onesto – ha concluso – paga meno. In Italia è finito il tempo dei furbi”.

Successivamente il premier ha aggiunto che – sebbene con la nota di aggiornamento del Def è stato previsto un rialzo del PIL 2015 al +0,9%, – ha ragioni di ritenere che si possa arrivare all’1%.

Speriamo solo di non trovarci successivamente di fronte alla solita nota affermazione giornalistica che vien ripresa dalla maggior parte dei paesi che si ritengono in crescita (nel caso dell’Europa direi in ripresa): “L’economia va bene ma i cittadini stanno male”.