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P.A.: furbetti al licenziamento

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Probabilmente in ogni provincia vi sarà stato almeno un caso sui furbetti del cartellino che ha “colorato” le pagine di cronaca locale, con un meccanismo ben noto ai più.

Partendo da una proposta dei Giovani Industriali – che vuole porre sullo stesso piano dipendenti del settore pubblico con i dipendenti del privato e quindi seguire la via del risarcimento in caso di licenziamento- si giunge al secco no del Ministro della Pubblica Amministrazione.

Tale circostanza è dettata probabilmente dal fatto che l’eventualità dei risarcimenti nel settore pubblico costituirebbe un costo troppo elevato per la collettività. Nonostante ciò è comunque chiara la posizione del Governo nel riconoscere la necessità di un provvedimento immediato proprio nei confronti dei cosiddetti “furbetti del cartellino”.

La necessità di porre un rimedio – o quanto meno un freno – al fenomeno dei furbetti ormai non si può più rimandare. E sarà proprio la prossima settimana che vedrà approdare in CdM il testo del decreto per i licenziamenti lampo, a seguito delle numerose richieste avanzate dai parlamentari.

Il testo prevede e scandisce dettagliatamente tutte le misure che dovranno essere adottate e le tappe da seguire per incardinare il procedimento disciplinare che dovrebbe avere una durata massima di 30 giorni.

La necessità di addivenire a questa decisione è stata dettata soprattutto da uno degli ultimi furbetti ripreso nel comune di un dipendente comunale di San Remo che timbrava il suo badge in brache per poi andare via; ma anche le retate all’Asl di Avellino e gli arresti a Foggia, dove un solo impiegato timbrava per ben dieci colleghi assenteisti.

Occorre ricordare che, nelle more del tanto atteso decreto, gli Ermellini avevano già avuto occasione di evidenziare come il disvalore della timbratura fraudolenta, effettuata da un altro collega, al fine di giustificare la presenza è sufficiente a motivare il licenziamento per giusta causa, anche se la mancata presenza riguardi una sola ora. Tali sono le conclusioni cui è pervenuta la Corte di Cassazione, Sezione lavoro, nella sentenza del 25.5.2016, n. 10842. Un intervento speculare a quello di Marzo scorso, dove invece ad essere licenziato era stato il dipendente che aveva timbrato il cartellino al posto del collega.