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Pocket points: l’app che blocca il telefono

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Pocket points nasce all’alba del 2014, quando Mitch Gardner e Rob Richardson, due studenti e confratelli della Chico University in California del Nord, sono stati buttati fuori dalla classe per l’eccessivo uso del cellulare. Mentre erano in classe, si accorsero che non erano gli unici a guardare i telefoni, scrivere messaggi, snapchattare, etc e nel fare tutto ciò, “nessuno prestava attenzione agli insegnanti”, ricorda Gardner.

Più si parlava del problema, genitori o insegnanti che fossero, della telefono-dipendenza, più i ragazzi ne erano infastiditi. Così pensarono che se la tecnologia può causare un problema di dipendenza dal telefono, allora potrebbe anche risolverlo.
Così hanno costruito un app chiamata “Pocket Points” che premia gli studenti per non usare i loro telefonini mentre sono in classe.

Con l’utilizzo del “geo-fencing”, (un “recinto” GPS per il campus), l’applicazione può percepire quando uno studente è nel campus e bloccarne automaticamente il telefono. Il blocco fa però guadagnare dei punti che sono un ottimo incentivo. Quando lo studente lascia campus, il telefono si sblocca. I punti possono poi essere incassati sotto forma di premi da utilizzare in imprese locali, come pizza, caffè, yogurt, etc.

Hanno lanciato l’app proprio sul loro campus, Chico, e in circa un paio di settimane, quasi un terzo degli studenti è arrivato ad utilizzarla. Sorpresi dalla risposta, hanno provato ad usare l’app in un campus molto più grande, Penn State. Ancora una volta, nel giro di poche settimane, circa un terzo degli studenti del campus hanno iniziato ad usarla.
Hanno usato le connessioni della confraternita Sigma Chi per assumere degli universitari che fungessero da “ambasciatori” in altre scuole per diffondere la parola sull’applicazione, contribuendo a far iscrivere diverse imprese locali.

L’applicazione è ora disponibile in ben circa 100 scuole e il tasso di adozione è vicino al 50%, “ci sono due milioni di persone presso le scuole in cui abbiamo lanciato l’applicazione e ben 500.000 utilizzano ora l’applicazione”, dice Gardner.

Pocket Points ha anche oltre 1.200 commercianti che utilizzano l’applicazione per pubblicizzarla agli studenti in modo da incassare il loro denaro in punti. I fondatori hanno appena chiuso un nuovo round $ 1,5 milioni.

In pochi mesi il fatturato gode di buona salute, parliamo di circa cinque cifre/mese e raddoppia quasi ogni mese, sono arrivati a quota 20 dipendenti a tempo pieno.
Così entrambi, Gardner, 23 anni, e Richardson, 21 anni, hanno lasciato il college per seguire la loro azienda a tempo pieno. “C’è tanto entusiasmo attorno l’applicazione”, spiega Gardner, “vogliamo lanciarla in più scuole. Ovviamente, vorremmo tutti gli studenti in tutto il mondo degli Stati Uniti e di essere il mondo per essere il Pocket Points”.

Prenderebbe piede in Italia o non sarebbe un deterrente sufficiente per “scollare” gli studenti (e non solo) dagli smartphone?