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Un nuovo approccio alla finanza: il caso Moneyfarm

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La startup italiana dell’anno, un servizio innovativo che stravolge le regole del mondo finanziario avvicinandosi ai bisogni che i clienti palesavano da diversi anni. L’ultima novità della società di consulenza finanziaria Moneyfarm è un round di finanziamento che consente alla startup italo-britannica di rafforzare un business che ha già convinto migliaia di risparmiatori ad investire sulla scorta di una maggiore trasparenza, di una customizzazione del servizio e di un risparmio sui costi di gestione garantito dalle innovazioni tecnologiche.

Da piccola realtà a punto di riferimento del mercato finanziario

Da piccola realtà che ha sfidato i giganti della finanza, Moneyfarm è cresciuta progressivamente con dipendenti e fatturato in crescita. Un business che ha avuto le sue difficoltà, con una storia simile a quella di “guru” che hanno fondato colossi come Google e Facebook, ma che ora è una realtà integrante del mercato finanziario, con la promessa che si può puntare ad una finanza più sostenibile attraverso la tecnologia, senza sottoporre i clienti ad informazioni ingannevoli, commissioni e tassi di interessi modificati a tutto vantaggio del consulente.

È questo il mantra dei fondatori di Moneyfarm, Paolo Galvani e Giovanni Daprà, che proprio mentre la finanza mondiale faceva registrare uno dei picchi più bassi della storia, hanno unito la tecnologia con il mondo finanziario, ottenendo uno strumento in grado di superare quella fase in cui il consulente doveva necessariamente fornire un determinato prodotto al cliente per guadagnare di più. La consulenza finanziaria indipendente non ha infatti motivo di consigliare ad un cliente con profilo totalmente differente un prodotto con profilo di rischi elevato e con orizzonti temporali non adeguati alle sue necessità. Dietro la consulenza indipendente c’è quindi la volontà di far corrispondere il giusto profilo a servizi trasparenti, a costi contenuti e in grado di ottenere profitti “reali” e certamente non compromessi da spese di gestione e clausole “nascoste” tra le pagine di un contratto.

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È quanto prevede il sistema attuale, che si basa su commissioni non dichiarate che possono superare anche l’1% di quanto investito e le applica non solo ai fondi dei grandi investitori, ma anche ai piccoli risparmiatori, a color che, pur avendo a disposizione poche migliaia di euro si vedono spesso applicare a loro insaputa commissioni nascoste, sfruttando la mancanza di esperienza del settore e la scarsa educazione finanziaria.

Il modello Moneyfarm e la rivoluzione dei Robo-advisor

La “rivoluzione” di Moneyfarm parte invece da un robo-advisor, da una tecnologia “umanizzata” che abbatte i costi e propone al cliente il prodotto che maggiormente si addice al suo profilo. A spiegare il modello di Moneyfarm è lo stesso fondatore Paolo Galvani durante un’intervista concessa all’agenzia Agi: «Non vogliamo guadagnare su quello che vendiamo, per noi è indifferente se il cliente sottoscrive il prodotto A o il prodotto B. Con il modello di Moneyfarm conviene che i nostri clienti spendano meno, così possono valutare anche altre opportunità finanziarie». Il prodotto della startup italo-britannica, affinato nel tempo, prevede una parte psicologica che si affianca alla tecnologia: tutto parte da un questionario, che definisce ambizioni e profilo di rischio del potenziale cliente, da cui si parte per definire quali prodotti e servizi sono maggiormente indicati.

Un approccio differente, che coniuga la finanza comportamentale alle innovazioni tecnologiche. E che è già in linea con le indicazioni del MiFid II, il nuovo regolamento che impone agli enti che erogano prodotti finanziari di esplicitare in diverse forme le commissioni che sottopone al cliente. Tecnologia, innovazione, chiarezza, trasparenza e costi contenuti: è questo il mix perfetto che ha consentito a Moneyfarm di evolversi da startup a realtà made in Italy del fintech internazionale.

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