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Vinitaly 2016. Dal disastro al successo del vino italiano

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Si apre oggi, 10 aprile 2016, la 50° edizione del Vinitaly, divenuta ormai tra le più importanti fiere vinicole al mondo. Ma facendo un salto indietro nel tempo la situazione del vino non è sempre stata così florida: trent’anni fa infatti, scoppiava uno scandalo che avrebbe per sempre cambiato il mondo del vino in Italia. Alcune aziende produttrici, per aumentare la gradazione alcolica di certe scadenti partite, immisero nel mercato ingenti quantità di vino adulterato con dosi elevatissime di metanolo. I danni alla salute di chi consumò quelle bottiglie furono incalcolabili e in alcuni casi condussero persino alla morte.

Questa vicenda segnò la fine di un’epoca, quella del vino industrializzato, in cui la ricerca della standardizzazione del gusto concentrava in laboratorio la fase più importante della produzione del vino. Un processo alchemico toglieva e aggiungeva componenti chimici per dare al vino un risultato identico anno dopo anno, bottiglia dopo bottiglia. Erano gli anni in cui nel mondo della produzione vitivinicola dominava il lemma: “il vino si fa in laboratorio”.

Oggi di questa concezione resta ben poco, dopo lo scandalo del metanolo iniziarono a farsi strada nuovi orientamenti enologici che di pari passo con l’affinamento del gusto dei consumatori introdussero alcuni principi come la “tipicità” in cui il valore di un vino è dato dalla sua autenticità ed unicità. Un vino dev’essere riconducibile all’uva da cui viene estratto, al territorio in cui è prodotto, ai metodi di vinificazione a cui è sottoposto, agli agenti climatici che sono intervenuti in quella specifica vendemmia. In altre parole il vino per acquisire valore deve assomigliare il più possibile a se stesso, con buona pace della standardizzazione industriale. Negli ultimi trent’anni ciò che per l’Italia era un limite, ovvero il frazionamento del tessuto produttivo e un’imbarazzante ricchezza di biodiversità viticola, è diventato il segreto del suo successo.

L’intuizione, dopo lo scandalo del metanolo, di diminuire drasticamente la quantità e aumentare la qualità è stata illuminante. Dal 1986 la produzione di vino è crollata da 76,7 a 47,4 milioni di ettolitri. Contemporaneamente i vini con indicazione geografica e di qualità (DOC, DOCG,IGT) sono saliti dal 10 al 66% del totale, due bottiglie su tre. Le esportazioni si sono sestuplicate e il fatturato è più che raddoppiato da 4 a 9,4 miliardi.

Con questi numeri si apre oggi Vinitaly, divenuta ormai tra le più importanti fiere vinicole al mondo. A testimoniare l’importanza del comparto quest’anno l’appuntamento verrà inaugurato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il vino italiano ha ancora un immenso potenziale da poter liberare. Gli imprenditori del settore chiedono di agire sul marketing internazionale, com’è avvenuto con il Prosecco che nel 2015 ha fatto segnare un più 10% di produzione e un più 15% di esportazione, e sulla sburocratizzazione, è di questi giorni il varo in commissione agricoltura del Testo Unico sul vino che si prefigge di riordinare e semplificare la materia.

“Si tratta di un provvedimento importante – ha commentato Ottavio Cagiano, direttore generale di Federvini – così come la riorganizzazione dell’Ice nell’ottica di una più efficiente internazionalizzazione delle imprese italiane. Ma non bisogna fermarsi. C’è da fare ancora di più per consentire all’agroalimentare italiano di consolidare il suo primato di eccellenza. E per conquistare nuovi mercati esteri, grazie anche a trattati in corso di definizione come il Ttip fra Europa e Usa. Quanto al settore del vino, che nel 2015 ha segnato un export di 5,5 miliardi di euro, per crescere è necessario fare sistema pur preservando e valorizzando le specificità regionali. In futuro bisognerà concentrare le energie sull’Est asiatico, Cina in primis. Nell’immediato occorre ridare vitalità anche al mercato interno, che purtroppo langue, promuovendo sul territorio la conoscenza di questo prodotto”.

Con 100 mila metri quadrati di superficie espositiva, con più di 4000 aziende e con circa 1000 buyer (compratori) internazionali in più, il Vinitaly di Verona è la piazza di riferimento per raccontare la potenza dell’esperienza vitivinicola italiana. L’indice di salute del comparto e le stime per gli anni a venire fanno del “vino” la metafora del quadro economico che vorremmo per l’Italia.

Ecco il link al sito di Vinitaly (clicca qui).