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La Vogue Fashion’s Night accoglie la lotta alla contraffazione

Nata per festeggiare la moda e dare impulso all’economia del settore, si è tenuta a Milano la “Vogue Fashion’s Night Out”, iniziativa che, giungendo alla settima edizione, ha visto circa 200mila presenze coinvolgendo anche quest’anno centinaia di negozi del centro milanese intorno al quadrilatero della moda.

Ma la Vogue Fashion’s Night Out non è solo moda, bensì anche opportunità di partecipare attivamente a progetti di charity e soprattutto un momento volto a spiegare i rischi per i consumatori nell’acquisto di prodotti contraffatti e per presentare il bilancio dell’attività di contrasto alla vendita di merci false e privi di marchi, sensibilizzando l’opinione pubblica sul grave problema legato all’abusivismo commerciale.

Sulla scia del buon riscontro delle edizioni precedenti anche per questa edizione del Vogue Fashion’s Night Out è stato allestito un gazebo anticontraffazione con oltre 700 persone attraverso un progetto promosso da Comune di Milano con Polizia locale, Federmodamilano, Confcommercio Milano, Federazione Moda Italia.

Il vicepresidente di Federmodamilano, Guido Orsi ha affermato che “Nella stessa città di Milano il 73% dei pezzi contraffatti sequestrati riguarda il comparto moda (Elaborazione FederModaMilano su dati Mise 2008-2014)”.

La Polizia locale di Milano solo nei primi mesi del 2015 ha effettuato 3.150 sequestri, per un valore di circa 13 milioni di euro, un milione in più rispetto al 2013, ma ben 21 in meno rispetto al 2014, grazie alla particolare organizzazione del nucleo specializzato nell’antiabusivismo commerciale che svolge attività investigativa a partire dalla vendita al dettaglio fino ai centri di produzione e distribuzione.

In tale occasione si è potuto evidenziare quanto la contraffazione comporti danni tanto per le imprese quanto per i cittadini. Per le imprese consta non solo in un danno economico, ma anche in un danno competitivo e concorrenziale, in quanto la contraffazione scoraggia gli ideatori e gli inventori, che vedono indebitamente sottratti i risultati del proprio ingegno e della propria attività creativa ed inoltre comporta un’ingente sfruttamento di soggetti deboli (lavoratori senza contratto, prevalentemente cittadini extracomunitari pagati in nero e senza coperture assicurative) mentre l’evasione dell’IVA e delle altre imposte (dirette e indirette) alimenta una concorrenza sleale basata sui minori costi di produzione che altera gli equilibri del mercato.

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Per i cittadini l’acquisto di merce contraffatta, consapevolmente o inconsapevolmente, espone a una serie di rischi, i più gravi dei quali riguardano la salute e la sicurezza personale in quanto realizzati senza rispettare alcuna norma di sicurezza e con l’ausilio di sostanze chimiche non idonee al contatto con la pelle che possono causare irritazioni e intossicazioni.
Infine l’acquisto di merce contraffatta rende passibili di una sanzione amministrativa fino a 7.000 euro, oltre a subire la confisca della merce ai sensi dell’art. 1, c. 7, del D.L. 35/2005, come afferma la campagna di Indicam (link): “un prodotto falso comporta un reato vero”.

Come mostrano i dati di Iperico (link) – la banca dati sulla lotta alla contraffazione in Italia- soltanto nel nostro Paese sono stati sequestrati 377 milioni di prodotti contraffatti tra il 2008 e il 2014, per un valore di oltre 4,3 miliardi euro ed il fatturato della contraffazione di abiti, calzature e accessori in pelle ammonta a circa 4,5 miliardi di euro, che equivale a oltre 50.000 posti di lavoro diretti persi.

Non solo, un prodotto falso sottrae risorse alla comunità, perché chi produce merce contraffatta non paga l’IVA o altre imposte sui redditi. Ciò si trasforma in una perdita di miliardi di euro per le casse dello Stato, che invece potrebbero essere utilizzati per ridurre le tasse e aumentare i servizi sociali.

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