Home Economia Salva dirigenti: dichiarata incostituzionale la norma

Salva dirigenti: dichiarata incostituzionale la norma

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Tutto è iniziato nel 2012 quando il Governo, emanò un decreto per cercare di sanare, almeno temporaneamente, un articolo del regolamento dell’Agenzia delle Entrate, il n. 24, secondo cui le vacanze possono essere provvisoriamente coperte, previa l’urgenza e l’interpello, da funzionari fino alla procedura che permette l’accesso di nuovi dirigenti. Il decreto definito “salva dirigenti”.

Il DL “salva dirigenti” in questione è il 16/2012 e con la sua emanazione veniva dichiarato legittimo questo “uso” interno all’Agenzia delle Entrate e poneva un limite massimo per coprire le vacanze con regolare concorso. Limite che coincideva con il termine del 31 dicembre del 2013. Lo stesso termine però è stato prorogato al 31 dicembre 2015.

Questa prassi all’interno degli uffici delle Entrate e le continue proroghe ai termini del decreto andavano palesemente contro i principi della nostra Costituzione che nel suo art.97 c.3 prevede che: “Agli impieghi nelle Pubbliche Amministrazioni si accede per pubblico concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge” .

A tal fine si è pronunciata quindi la Corte Costituzionale il 17 marzo 2015 con la Sentenza 37/2015, dichiarando il DL “salva dirigenti” incostituzionale. Decisione definita dalla stessa Corte non contestabile e valida erga omnes.

E ora cosa succederà a tutti gli atti sottoscritti dai dirigenti in carica grazie al “salva dirigenti”? Tutte le attuali cartelle di pagamento di Equitalia derivanti da atti trasmessi dall’Agenzia delle Entrate firmati da “quei” dirigenti che fine faranno?

La risposta al momento ancora non c’è. C’è solo una pronuncia dell’Agenzia delle Entrate, in risposta ad un’interrogazione parlamentare, proprio in riferimento al “salva dirigenti”, secondo cui l’annullamento della nomina di un funzionario non travolge gli atti da esso adottati nell’esercizio della sua funzione.

Resta solo da capire come si orienterà la giurisprudenza tributaria. Confermerà la tesi dell’Agenzia delle Entrate o seguirà la pronuncia della Corte Costituzionale?