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Imprese italiane: record di investimenti stranieri nel 2015

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Una cifra superiore ai 50 miliardi di dollari. È questo il valore delle acquisizioni straniere, a seguito di accordi di fusione e acquisizione, fatte nelle imprese italiane nel 2015. A rilevarlo è un articolo del Financial Times che sottolinea come le nostre imprese siano: “dopo la Gran Bretagna e assieme alla Francia, quelle più nel mirino delle acquisizioni straniere“.

La crescita dal 2014 è praticamente raddoppiata, infatti nell’anno precedente questo valore si aggirava intorno ai 25 miliardi e nel 2013 era addirittura sotto i 20. Crescita che ha avuto il suo seguito anche nel primo mese del 2016 grazie ai progetti della HostGee.com a Palermo e della Apple a Napoli. Settori quello della ICT e della logistica che hanno quasi totalmente costituito i “Greenfield investments” stranieri laddove nel 2015 rappresentavano “il 40% del totale”.

Alla crescita del 2015 hanno certamente contribuito i grandi accordi stipulati, come quella da 9 miliardi della Pirelli con la ChemChina, ma anche lo stesso numero di accordi conclusi pari a 248. Il giornale economico britannico indica alcuni fattori decisivi per questo incremento degli accordi “stranieri” in Italia quali: “l’istituzione di enti governativi e canali giudiziari dedicati agli investitori stranieri e specialisti assegnati ai grandi investitori per aiutarli a uscire da possibili difficoltà. Mentre la fiducia in un governo stabile è stato un altro fattore chiave per rassicurare gli investitori stranieri“. Fiducia anche, come accennato, nei cosiddetti Greenfield Investments, cioè quegli investimenti diretti effettuati da una società madre straniera che dà vita ad una nuova iniziativa imprenditoriale in un altro Paese costruendo strutture operative ad hoc, anche se però in misura inferiore al valore di acquisizioni e fusioni.

A parlare di questa crescita delle imprese italiane sulle pagine del Financial Times è Marco Simoni, consigliere economico del Premier Renzi che afferma come: “Mentre nel 2008 le campagne politiche erano in favore del imprese italiane, ora il governo facilita attivamente gli investimenti nel nostro paese“.