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Volkswagen: test truccati, ritirate 500 mila auto

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Test truccati. Sembra l’ammonizione rivolta a qualche studente universitario, ma ci troviamo di fronte ad uno scandalo ben più grande. Uno scandalo che in poche ore ha fatto volatilizzare circa 16 miliardi di euro con una caduta in picchiata del 22% del titolo in borsa. Parliamo della Volkswagen e della sua violazione delle norme antismog negli Stati Uniti, per la quale rischia di dover pagare anche una sanzione da 18 miliardi di euro.

Il tutto è nato dall’Agenzia Federale per l’Ambiente degli Stati Uniti che ha accusato la Volkswagen di aver manomesso i software di controllo dei test sulle emissioni di gas di alcune sue vetture diesel. Secondo l’Agenzia, il software era in grado di capire quando il motore era sottoposto ai test e quindi, in quel momento, diminuiva le emissioni di smog inquinanti. Forti le accuse dell’EPA (acronimo di Environmental Protection Agency) nella persona del funzionario Cynthia Giles: “Usare un impianto di manipolazione nelle macchine per eludere gli standard ambientali è illegale, e una minaccia alla salute pubblica”.

Immediato il ritiro di circa 500 mila automezzi Volkswagen in circolazione venduti dal 2008 ad oggi e lo stop alle vendite dei modelli sotto accusa. Si tratta dei modelli con il motore diesel 2 litri che negli USA sono: Maggiolino, Golf, Passat, Jetta e l’Audi A3. L’amministratore delegato Volkswagen, Martin Winterkorn ha ammesso le colpe della casa tedesca dichiarando, così come riportato sul sito Rainews.it: “Io personalmente sono profondamente dispiaciuto che abbiamo spezzato la fiducia dei nostri clienti e del pubblico. Coopereremo pienamente con le agenzie responsabili, con la trasparenza e l’urgenza, necessarie, per stabilire tutti i dettagli del caso. Volkswagen ha ordinato un’inchiesta esterna”.

L’evento, di portata mondiale, non ha tardato ad avere conseguenze anche in Europa. Il governo tedesco ha infatti chiesto alla Wolksfagen di fornire informazioni su eventuali manipolazioni anche fuori dagli USA. Sempre sul sito Rainews.it sono riportate le parole del vice-cancelliere tedesco e ministro dell’economia Sigmar Gabriel preoccupato dal possibile paragone Germania-Volkswagen: “Il made in Germany è sinonimo di qualità a livello mondiale ed è importante fare subito chiarezza”.

Nell’attesa di possibili e “scandalosi” ulteriori riscontri in Europa, a pagare le conseguenze sarà molto probabilmente l’amministratore delegato della Volkswagen Martin Winterkorn le cui scuse e il sorpasso sulla Toyota nelle vendite di giugno 2015 (cliccare sul link per leggere l’articolo), evidentemente non bastano per recuperare i miliardi di euro persi.