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Poste Italiane si prepara all’ingresso della Cina

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Lo sbarco in Borsa di Poste Italiane è previsto tra fine ottobre ed inizio novembre, il governo conta di collocare circa il 40% del capitale con un tetto di possesso azionario fissato al 5% ipotizzando un incasso nell’ordine dei 4 miliardi di euro, mantenendo almeno il 60% della società.

Una privatizzazione che consentirà alla Società di cercare le risorse necessarie al continuo sviluppo verso la realtà digitale e all’adeguamento delle sue infrastrutture alle esigenze del Paese, direttamente sul mercato dei capitali.

Per garantire la presenza nel capitale di Poste di azionisti di lungo periodo, che consentano di dare stabilità alle quotazioni del titolo, la società ha incontrato investitori a New York e a Londra.

Gli incontri hanno visto la presenza di fondi nordamericani, tra cui importanti fondi pensione e hedge fund e fondi sovrani del far East, tra cui fondi cinesi e – da ultime indiscrezioni – anche del fondo pensione giapponese più grande al mondo.
In particolare, da indiscrezioni riportate da Il sole 24 ore, un fondo sovrano cinese è interessato a rilevare una quota che oscilla tra il 2% e il 5% della Società.

I dati della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e sullo Sviluppo (Unctad) indicano che la Cina è diventata il terzo più grande investitore straniero del mondo nel 2013, dietro agli Stati Uniti con 300 miliardi di dollari e il Giappone con 120 miliardi di dollari.

Inoltre, in considerazione della crisi che sta attraversando ora la Cina, l’interesse del fondo cinese sarebbe più elevato rispetto all’apprezzamento mostrato da fondi sovrani di altri Paesi.

A cause dell’esplosione della bolla speculativa sul mercato mobiliare locale, i capitali cinesi si stanno spingendo fuori dai confini nazionali alla ricerca di rendimenti interessanti e di lungo periodo che siano affidabili e redditizi.

Non dimentichiamo infatti che la Cina “stampa denaro” e quindi che la liquidità da investire in questo momento è particolarmente abbondante.

La decisione finale tuttavia dipenderà dalla politica dei dividendi che intraprenderà Poste Italiane in termini di sicurezza e redditività.

Nelle prossime due settimane si vedrà intensificarsi quindi il confronto con l’azionista ministero dell’Economia per definire la politica dei dividendi. Politica che dovrà tenere conto delle esigenze di investimento nell’automazione dei recapiti, nella logistica e nelle infrastrutture di It e che verrà integrata nel prospetto informativo, la cui pubblicazione è attesa per il prossimo 10 ottobre.